Intervista – La Stampa

Fonte “La Stapa – TopNews”

falsi e le mancate ispezioni

Con la serrata dell’economia, tutti hanno legittimamente voglia di salvare il più possibile il proprio fatturato, come le fabbriche così anche gli organismi di certificazione. «Anche perché accanto alla produzione autorizzata si è subito venuto a creare un mercato nero delle certificazioni false. Enti non riconosciuti come il nostro, indiani o cinesi, che propongono certificati falsi ai piccoli imprenditori italiani». Oppure «circola robaccia semplicemente autocertificata, made in Italy o di importazione, che nessuno controlla». Sì perché il decreto prevede, all’articolo 16, che le mascherine prodotte, senza la validazione dell’Iss, non sono considerate dispositivo medico né di protezione individuale, ma possono comunque essere destinate per la vendita alla cittadinanza. Così sta facendo Vincenzo Brancaccio, a Oriolo, in provincia di Cosenza. Nonostante le complicazioni derivanti dal fatto che il piccolo comune calabrese sia diventato zona rossa per un’impennata di casi positivi, Brancaccio ha quasi completato la documentazione per la riconversione della sua azienda di materassi, Gli artigiani del riposo, 7 dipendenti. Prevede una produzione di mascherine chirurgiche, monouso, in Tnt, di duemila pezzi al giorno. «Ho preso questa decisione quando tutto si è fermato. L’ho fatto anche per garantire una continuità aziendale e per non lasciare gli operai a casa». Anche lui, come tanti altri colleghi imprenditori, si è mosso per ridurre al minimo le insidie burocratiche. Così ha presentato un’autocertificazione alla prefettura, che deve dare il via libera per riaprire aziende che erano finite dentro la serrata nazionale, e ha allegato i test di laboratorio di una società di Pisa, «pagati di tasca mia». Poi, per scrupolo, ha inviato le mascherine all’Università di Bologna, che sta testando anche il materiale prodotto dalla Lamborghini, e ha passato la prima fase. Nel frattempo è stato contattato dalla task force di Arcuri e ha firmato una dichiarazione in cui si impegna a non fare speculazione. Quando tutte le analisi, anche quelle microbiologiche, saranno pronte presenterà l’autocertificazione all’Iss nella speranza di ottenere subito il via libera. Un percorso virtuoso, insomma. «Ma ho dovuto fare tutto da solo – dice – Usare contatti personali, perché all’Iss si limitano a rimandarti alle norme, senza darti indicazioni precise sui laboratori o sul materiale. Se fai un decreto per incentivare la produzione di emergenza, uno si aspetta di non trovare paletti dopo paletti che altro non fanno che allungare i tempi».